Alessio Fattorini

Community addicted particolarmente attratto da tutto quello che aiuta ed incentiva le persone a lavorare e collaborare insieme
Mi piace creare community, connettere persone e lavorare con l’Open Source

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Qualche settimana fa insieme a Giacomo (che ringrazio per la bellissima foto qui sopra!) siamo volati a Praga per l’Open Source summit. Erano anni che volevo partecipare all’evento ma questa volta avevo una motivazione in più dato che mi hanno accettato uno speech.

L’evento mi ha stupito positivamente per una serie di motivi che non mi aspettavo. Abituato ad eventi un po’ più da “smanettoni” ma densi di contenuti come il FOSDEM, mi ha colpito subito l’ambiente “business” che si respirava. E’ difficile da descrivere ma, vedere come grandi aziende e brand abbiano voluto essere lì per sponsorizzare l’evento o per parlare su palco, ha reso il messaggio ancora più forte: l’Open Source è ormai una realtà molto importante nel mondo del business.

 

 

Open Source e Business

Mi sembrava di toccare con mano quello che come Nethesis tentiamo di fare da 14 anni: creare un ponte tra l’Open Source e il business, tra gli “smanettoni” e le aziende, tra un software di altissima qualità e le esigenze reali delle imprese.

Al Summit tutte le aziende presenti (grandi e piccole)  gonfiavano il petto onorate di produrre codice Open, di supportare progetti Open, di cercare ed assumere sviluppatori che lavorano nell’Open Source. Grandissimo ruolo in tutto questo lo ha giocato la Linux Foundation che ha creato negli anni questo collegamento tra le varie realtà, tra le aziende, le tecnologie e le community. Assumendosi questo ruolo di coordinatore e catalizzatore di interessi diversi.

Se è vera la frase del presidente Jim Zemlin “Niente si crea senza l’Open Source”, è altrettanto vero che il business del futuro non può che essere Open.

Il mondo sta cambiando

Spesso come speaker mi capita di girare l’Italia e qualche volta l’Europa, per parlare di community e Open Source, e adesso girare quegli stand e parlare con Open Source Evangelist o sviluppatori di aziende come Microsoft, Booking, Zalando, BMW, Siemens, Amazon, è assolutamente entusiasmante. Aziende che non ti aspetteresti di vedere lì, in quel contesto, a dire ora le stesse cose che tu dici da anni, capisci che è veramente cambiato il mondo e sta cambiando in meglio.

Gli eventi Open si contraddistinguono sempre da due cose, la qualità altissima dei contenuti con un medio/basso tasso di talk pubblicitari (che qualcuno in gergo chiama “markettate”) e la quantità delle magliette indossate dai partecipanti, manco fossimo ad un concerto rock.

Ognuno fiero di indossare il logo del suo progetto, della sua azienda o della tecnologia di cui è fan sfegatato.

Un filo rosso

Ognuno di noi veniva da mondi altamente diversi, da paesi diversi, contesti diversi, business diversi e tecnologie diverse. Ma tutti erano collegati da un filo rosso, una cultura condivisa che accomunava tutti, quella della community, della condivisione e della capacità di “connessione”. Riguardo questo ho parlato con alcune persone che venivano dal mondo business e corporate “tradizionale” e catapultate da poco nel mondo Open. La prima cosa che hanno sentito e che mi hanno fatto notare è appunto questa cultura diversa, un forte “vibe” come dicono gli inglesi. Questa fiducia nell’ecosistema di cui fai parte, questa estrema disponibilità a condividere le proprie esperienze e conoscenze con chiunque.  Nella cultura open le gerarchie spesso si appianano, e tu ti trovi a parlare per ore con esperti di grado altissimo, con una naturalezza incredibile, spesso davanti ad una birra o ad un caffè americano.

Talk interessanti e conclusione

Ci sono moltissimi talk che mi hanno colpito, ed essendoci due room completamente dedicate a tematiche community non ho potuto che presidiarle tutto il giorno e seguire quasi tutto. Se devo sceglierne 5 non posso che non segnalare la fantastica intervista a Linux Torvalds trattato praticamente come una superstar del cinema. Il keynote di Jono Bacon sugli incentivi nelle community, quello di Sarah Novotny sul percorso di Kubernetes da progetto interno ad un’azienda a progetto portato avanti da 7 aziende diverse e altrettante community. Interessantissimo è anche quello di Rich Bowen di Red Hat sull’importanza del mentoring: perchè è giusto investire tempo nelle persone, lasciarle sbagliare e costruirsi così una personale strada verso l’immortalità. Altro interessantissimo speech quello di Nithya Ruff e Johan Linåker incentrato sulle buone pratiche che le aziende devono seguire per portare avanti un Open Source program. Da ultimo il mio, mi sono veramente divertito a farlo ma è stato anche veramente faticoso prepararlo. Non per la tematica, che conosco molto bene, ma per la paura di spaventare il pubblico con il mio stentato inglese per 45 minuti 🙂

In conclusione, un evento che consiglio fortemente a tutti quelli che vogliono vedere come l’Open Source si sta affacciando in maniera sempre più prorompente nel mondo del business. 

E voi? Cosa ne pensate di questo connubio sempre più forte?

Qui trovate il mio racconto “twittato” dell’evento ed anche un album di foto fatto da me e Giacomo


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